Sul calcio contenuto nelle acque si fa spesso un gran parlare, per questo è importante sottolineare l’infondatezza dell’opinione diffusa secondo la quale le acque calcaree farebbero venire i calcoli; il carbonato di calcio è sicuramente un problema per le tubazioni, a causa delle incrostazioni che è in grado di formare, ma nulla di simile è dimostrato per l’organismo umano sano. Le concrezioni solide si formano talvolta nella pelvi renale o nella vescica e possono essere causate da particolari regimi dietetici ma più frequentemente da stati patologici. Ai soggetti calcolotici vengono generalmente sconsigliate le acque ricche di minerali ed in particolare quelle ricche di sali di calcio, questa indicazione viene spesso allargata anche ai pazienti che non presentano ipercalciuria benchè non esistano studi che dimostrino la correlazione tra la quantità di calcio assunta e l’insorgere della calcolosi. Al contrario numerosi studi epidemiologici hanno evidenziato il fenomeno inverso; in molti paesi come la Thailandia e gli stati del sud-est degli USA, dove si consumano soprattutto acque dal basso contenuto salino, si è registrata la maggior incidenza di calcolosi calcica.


Ruolo e presenza nell’organismo
Nel corpo umano il calcio rappresenta il minerale più diffuso: nell’adulto medio è presente nella misura di 1200g di cui il 99% si trovano nelle ossa ed il rimanente 1% è ripartito tra i tessuti molli ed i liquidi extracellulari. Oltre che come costituente del tessuto osseo il calcio interviene come elemento essenziale in molteplici processi necessari al buon funzionamento dell’organismo.

Biodisponibilità
Come ogni elemento minerale anche la biodisponibilità del calcio è influenzata da numerosi fattori ed in particolare dalla presenza di sostanze specifiche, alcune in grado di svolgere un ruolo sinergico ed altre un effetto antagonista: vitamina D (sinergica); sodio (antagonista), magnesio e rame (sinergici); zuccheri ed in particolare il lattosio (sinergici); alcuni costituenti dei vegetali come gli ossalati, i fosfati, gli acidi uronici (antagonisti). In gravidanza, nell’allattamento, nell’infanzia e nell’adolescenza si ha un’elevata percentuale di calcio assorbito viceversa, con l’avanzare dell’età, tale frazione diminuisce; in tutti questi casi occorre assicurare pertanto un adeguato apporto di questa sostanza.

Carenza ed eccesso
Molteplici sono i problemi legati alla carenza di questo ione, una deficienza cronica durante la fase dello sviluppo può determinare una minore densità ossea e contribuire all’insorgere dell’osteoporosi; viceversa sono molto rari i casi in cui siano sorte complicazioni causate da un eccessivo apporto di questo minerale con la dieta.

Fonti alimentari e livelli di assunzione
Il calcio è presente in elevata percentuale in molti alimenti di uso comune: ne sono ricchi il latte ed i suoi derivati; la frutta secca gli ortaggi ed i legumi, anche se il calcio presente nei vegetali risulta essere meno biodisponibile rispetto a quello contenuto nei prodotti lattiero-caseari.
Anche l’acqua può svolgere un ruolo importante nell’apporto del calcio, alcune acque minerali sono così ricche di questo ione da poter quasi sopperire da sole al fabbisogno giornaliero dello stesso.
Per l’individuo sano e adulto i LARN (Livelli Assunzione Raccomandati Nutrienti) indicano per il calcio un apporto non inferiore a 1000 mg/die; la legislazione italiana non prevede concentrazioni massime per il suo contenuto nelle acque, nè in quelle potabili nè in quelle minerali naturali.